Un settore, quello del bio, che abbiamo sempre associato a un certo tipo di agricoltura, ma che si è poi sviluppato fino a coprire alimenti di origine animale come il latte e i suoi derivati. Cosa c’è, quindi, dietro a un cartone di latte, a un vasetto di yogurt, o a una fetta di formaggio biologico? In cosa differiscono dai loro cugini non bio?

Diciamo subito che la risposta non sta nelle proprietà nutrizionali di questi prodotti: la loro composizione in termini di nutrienti non presenta differenze significative.

Non è quindi tanto il prodotto in sé, ma la sua storia.

La storia dei latti e latticini biologici è la storia degli allevamenti bio, dove grande attenzione è rivolta al benessere animale e alla sostenibilità ambientale, nel rispetto dei ritmi di crescita degli animali e dei loro comportamenti naturali.

Al tempo stesso, il terreno dell’azienda agricola diventa parte integrante della vita dei bovini: da lì dovrà infatti provenire la grossa parte del foraggio utilizzato, costituito naturalmente da colture biologiche.

Ma non solo: quella terra diventa anche – più che nelle realtà tradizionali – l’ambiente quotidiano della vita degli animali, cui è destinata un’area sensibilmente maggiori rispetto agli allevamenti non bio.

Come vivono le vacche che forniscono latte biologico oggi?

Volendo schematizzare, ecco come vivono le vacche che forniscono latte biologico oggi:

  • appartengono a razze in buona parte autoctone, che meglio si adattano a quel dato ambiente. Questo si traduce anche in una maggiore resistenza, in generale, alle malattie, già favorita dalle condizioni complessive di allevamento
  • pascolano all’aperto
  • mangiano per lo più foraggio – sempre bio – proveniente dai campi dell’allevamento, senza che si ricorra né ad alimentazione razionata, né a quella forzata
  • nel loro foraggio non vengono aggiunti stimolanti della crescita
  • non vengono somministrati loro antibiotici con finalità preventive – particolarmente importante, quindi, la resistenza alle malattie di cui parlavamo poco sopra
  • hanno tempi di crescita maggiori rispetto agli animali degli allevamenti tradizionali
  • hanno spazio all’aperto sempre disponibile e adeguati spazi coperti, con aree da riposo ricoperte di paglia o altro materiale naturale
  • vivono in ambienti illuminati con luce naturale, e con un’areazione abbondante

Data l’importanza del comparto, il parlamento ha approvato di recente un disegno di legge specifico (DDL 988) con normative più armonizzate e trasparenti destinate a diventare operative già dal prossimo anno.

Tra le novità, la possibilità di registrare il marchio biologico “Made in Italy” e di adottare un piano nazionale per sostenere lo sviluppo del biologico italiano.

Nuove anche le disposizioni sui controlli per verificare periodicamente che le aziende certificate bio seguano in maniera adeguata le pratiche di coltivazione, allevamento e produzione previste per il comparto. l sistema delle verifiche, dichiara FederBio, ne risulta rafforzato – a maggior tutela dei consumatori italiani.