intolleranza al lattosio

In una parola, no.

E non può proprio esserlo: il motivo per cui diverse persone sono intolleranti al lattosio e i meccanismi fisiologici conseguenti non possono in nessun modo interferire con i processi per cui si acquista peso.

Partiamo dal lattosio. Che è uno zucchero composto da due zuccheri più semplici legati tra loro: glucosio e galattosio. Il lattosio non può essere assorbito dall’intestino così com’è, mentre glucosio e galattosio sì. Serve quindi un enzima, la lattasi, che letteralmente tagli in due il lattosio e liberi le sue due parti, glucosio e galattosio, che passeranno poi nel flusso sanguigno proprio attraverso l’assorbimento da parte dell’intestino tenue.

Se di lattasi ne abbiamo poca, questo processo non avviene a sufficienza e buona parte del lattosio resta così com’è: l’intestino tenue non lo “intercetta” e lo lascia invece continuare nel suo percorso lungo il nostro apparato digerente.

Il lattosio arriva quindi all’intestino crasso, dove incontra miliardi di microrganismi – la nostra flora batterica o, come si dice oggi più correttamente, il nostro microbiota intestinale.

Alcuni di questi microrganismi sono in grado di “cibarsi” di lattosio, trasformandolo in sostanze diverse: chi in acidi grassi a catena corta (acido butirrico, acetico, propionico), chi in sostanze gassose come metano, idrogeno, CO2.

I primi sono generalmente vantaggiosi per l’organismo: l’acido butirrico costituisce, ad esempio, una fonte di energia per le cellule intestinali. Quando in eccesso, tuttavia, possono irritare la mucosa intestinale e portare, in conseguenza, a dolori addominali e dissenteria.

Le sostanze gassose sono invece il motivo di altri sintomi ricorrenti nell’intolleranza al lattosio, come gonfiore addominale e meteorismo.

Questo è ciò che succede, e questi i sintomi della sindrome da intolleranza al lattosio: sintomi prettamente intestinali, dovuti a processi fisiologici che non sono legati a quelli dell’aumento di peso.

Intolleranza al lattosio: cosa fare in caso di sintomi?

Tolto il dubbio riguardo al peso, vediamo ora cosa è bene fare se, dopo la nostra tazza di latte al mattino, si manifestano con continuità i sintomi visti sopra:

  1. parlarne con il medico, che – se concorda con l’ipotesi di un malassorbimento – vi indirizzerà verso l’unico test diagnostico valido e affidabile in questi casi: il Breath Test all’idrogeno. Non è invasivo, si fa in ospedale e funziona su un concetto semplice: se in caso di malassorbimento i lattosio viene fermentato nel colon a dare idrogeno, andiamo a vedere se c’è questo eccesso di idrogeno nell’aria che espiriamo dopo assunzione di una certa quantità di lattosio (20 g, sotto forma di 400 ml di latte).
  2. anziché eliminare dalla dieta latte e derivati, esponendoci a una maggiore probabilità di carenze nutrizionali come un deficit di calcio, adottare – sotto la guida del medico e/o di un dietista, dietologo o biologo nutrizionista – gli accorgimenti più adatti a gestire questa categoria di alimenti, come ad esempio:
    • preferire formaggi stagionati: il contenuto di lattosio diminuisce con l’aumento del tempo di stagionatura, fino a diventare estremamente contenuto – se non nullo
    • consumare yogurt, che risulta in genere sufficientemente tollerabile in quanto contiene delle lattasi – appartenute ai fermenti lattici, che hanno trasformato il latte in yogurt partendo proprio dallo scindere il lattosio in glucosio e galattosio. Per effetto della fermentazione, inoltre, lo yogurt ha un contenuto di lattosio inferiore rispetto al latte di partenza.
    • anziché consumare grandi quantità di latte e latticini in un’unica assunzione, preferire quantità inferiori distribuite in più pasti.
    • assumere latte sempre insieme ad alimenti solidi, per rallentare la velocità di svuotamento gastrico
    • utilizzare latte delattosato in caso la soglia di tollerabilità sia particolarmente ridotta (la maggior parte delle persone con carenza di lattasi può comunque tollerare una quantità di latte non delattosato pari a circa una tazza)