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Allevatori della filiera sempre più green

Filiera

Gli allevatori della filiera sono sempre più attenti alla sostenibilità. Ecco cosa è cambiamento e come gli allevamenti sono diventati green.

 

La filiera è una rete di persone che opera in modo congiunto per raggiungere degli obiettivi, nella piena condivisione dei propri valori. Esattamente come in una famiglia, si prenderanno delle decisioni e ci s’impegnerà per “crescere” nel rispetto degli stessi valori.

La sostenibilità è un valore condiviso fortemente da tutti noi e, all’interno di una filiera si agisce proprio come a casa: si miglioreranno i comportamenti, si faranno investimenti, per ridurre l’impatto ambientale e per migliorare il proprio futuro, ma anche quello dell’intera comunità.

Per continuare il parallelismo, se un genitore deciderà di cambiare la mobilità della sua famiglia (usare i mezzi pubblici, la bicicletta, acquistare una macchina elettrica) in una filiera gli allevatori utilizzeranno sempre di più energia verde da fonti rinnovabili, investirà in tecnologie aziendali (biogas e fotovoltaico) sostenuti dal resto della filiera che riconoscerà l’impegno anche in termini economici.

Questo è quello che avviene nel mondo degli allevatori che fa capo alla filiera del latte piemontese costituita da cooperativa Compral, Inalpi e Ferrero, un mondo che sta diventando sempre più “green”. All’ultima rilevazione, in tema di energia verde, è risultato che il 78% degli allevamenti condotti dai soci utilizza fonti rinnovabili. Un percorso caratterizzato da una crescita costante nel tempo, frutto anche di un ritorno economico collegato all’indicizzazione del prezzo alla stalla, che ha come obiettivo il raggiungimento del 100% dei conferenti nel giro di un anno.

Un dato importante che si concretizza anche grazie ai certificati bianchi riconosciuti nell’ambito dell’accordo operativo stabilito tra Compral-Latte e la società saluzzese eViso, leader nel settore per innovazione e sostenibilità.

Certificati bianchi

Il meccanismo dei certificati bianchi, chiamati anche titoli di efficienza energetica, attesta il conseguimento di risparmi negli usi finali di energia: un certificato equivale al risparmio di una tonnellata equivalente di petrolio.

Condividere le informazioni sui consumi in maniera trasparente è una modalità oggi largamente diffusa che, assieme a tutta una serie di buone pratiche agronomiche, consente agli allevatori di coniugare l’eccellenza qualitativa del latte con gli obiettivi di sostenibilità ambientale, economica e sociale delle produzioni agricole per una crescita sempre più in armonica.

Il 78% di allevamenti che utilizza le energie rinnovabili conferma che anche l’agricoltura è entrata a pieno titolo nell’economia circolare perché l’allevamento sia considerato parte integrante dell’azienda. Come? Concentrando le attenzioni sulle pratiche colturali, le selezioni di alimenti, la cura del benessere animale, arrivando a una gestione corretta e funzionale dei reflui che diventano fertilizzante organico, fornendo nel contempo la sostanza necessaria alla produzione di energia pulita.

Il contributo di Inapi

“Quella piemontese è dunque una zootecnia all’avanguardia anche sul fronte del green – sottolinea Ambrogio Invernizzi  Presidente Inalpi – un comparto in linea con i più avanzati standard europei e mondiali, capace di rispondere alle sfide del mercato globale e alle sensibilità dei consumatori. Un sistema che abbraccia le linee giuda lanciate negli SDGs, i 17 obiettivi previsti dall’Agenda 2030 dell’Onu e sottoscritti dai 193 Paesi membri, che puntano, tra l’altro, ad una sempre maggiore sostenibilità delle aziende, nel rispetto del territorio e dell’ambiente. E la filiera corta e certificata del latte è il principale riferimento a cui guardare per riconoscere quei valori e quegli obiettivi sui quali l’Agenda 2030 dell’Onu pone la propria attenzione.

Oltre all’impegno degli allevatori c’è un altro aspetto che va sottolineato: la riduzione delle emissioni, un elemento fondamentale, che si raggiunge grazie al potenziamento della catena logistica, all’ottimizzazione dei servizi e delle risorse professionali. L’esempio migliore viene da quello che si chiama comunemente il “giro del latte”, organizzandolo in modo che la raccolta di stalla in stalla avvenga sulla base di percorsi preordinati, abbattendo viaggi e km dei camion adibiti al trasporto.

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