Al terzo appuntamento con i protagonisti della nostra filiera corta e certificata del latte, abbiamo incontriamo Vanessa Rossi, dell’azienda Passione Holstein a Caraglio, in provincia di Cuneo. Abbiamo voluto parlare con lei del mondo dell’agricoltura per capire meglio il lavoro dei fornitori del latte di Inalpi. Vanessa è la terza generazione della sua famiglia che si occupa di allevare vacche da latte.
Quali sono le maggiori difficoltà riscontrate nella vostra attività?
In questo periodo le difficoltà sono aumentate rispetto a quando ho iniziato a fare questo lavoro nel 2016. Certamente i costi di produzione sono aumentati tanto con un prodotto che non sempre è valorizzato. Ma la vera problematica è la burocrazia: un vero e proprio freno, per tutte le richieste a cui dobbiamo rispondere attraverso la compilazione di moduli e un quantitativo considerevole di documenti.
Non abbiamo paura di lavorare, ma oltre a seguire l’azienda io passo moltissime ore davanti al computer. Ormai è tutto online: i parti degli animali, i medicinali, le ricette, tutto si trova sul web. In aggiunta ci sono bolle, fatture e tutta l’amministrazione e così faccio anche la segretaria oltre che allevare le vacche. Infine, l’essere una donna, in un ambito prettamente maschile, non crea difficoltà ma un po’ di diffidenza forse sì.

Come venite sostenuti a livello economico e con che facilità?
Per rispondere a questa domanda riporto il mio esempio: io sono una donna con meno di quarant’anni, si pensa che dovrei accedere ai bandi con maggiore facilità, ma non è così. Ho comprato un trattore accedendo al bando 4.0 – che mi consentirà di usufruire di un credito d’imposta, ma il trattore l’ho dovuto pagare senza nessuna altra forma di agevolazione. E anche quello che riguarda i premi PAC sono diminuiti in modo considerevole.
Infine, le tempistiche sono diventate più lunghe a causa della burocrazia. Anche se cerchi di seguire tutte le richieste, potresti comunque ritardare o non ottenere risposte necessarie per procedere coi lavori.
Mi permetto di dire che, secondo me, gli aiuti economici a questa categoria sono assenti. Nel 2016, quando ho preso in mano l’azienda di mio padre, avrei dovuto ricevere dei finanziamenti per i giovani imprenditori. Tuttavia, non ho potuto accedere perché il fatturato era alto. Noi mungiamo ed è chiaro che tutto il latte che esce deve essere fatturato, ma questo non può essere un elemento di valutazione.
Come pensi di essere percepita da coloro che svolgono attività differenti?
Secondo me chi ha qualche esperienza del mondo dell’agricoltura comprende bene le tematiche, mentre chi è completamente estraneo fa moltissima fatica a capire a fondo le dinamiche. Ogni volta che parlo con persone che si occupano di altro, capisco che la nostra vita è regolata dai ritmi delle vacche. Gli animali non si prendono mai una pausa e non distinguono tra giorni festivi e giorni lavorativi.
E poi ci sono due temi che mi stanno particolarmente a cuore. Il primo è che mi spiace vedere come tanti, tantissimi bambini non abbiano idea da dove arriva il latte, l’uovo o dove cresce l’insalata. Sono conoscenze che non si trasmettono e che con il tempo sono sempre meno diffuse.
La seconda cosa che mi lascia sempre stupita è vedere come, ad esempio nell’azienda di mia mamma che coltiva frutta e verdura, le persone si stupiscono che il costo d’acquisto sia più alto del supermercato. Come se un contadino non avesse costi, o non li avesse un allevatore. Questo è sinonimo di una cultura che sempre di più non conosce il mondo dell’agricoltura.










