Intervista alla nutrizionista: i prodotti light o “senza”

1 Gennaio 2023 | Nutrizione

L’uso dei prodotti Light e “Senza” è una abitudine ormai sempre più diffusa, ma è corretto inserirli nella alimentazione quotidiana?

Lo abbiamo chiesto ad Antonella Losa, Health & Nutrition Professional: Communication, Education, Relations. 

Ciao Antonella, 

come consideri all’interno dell’alimentazione quotidiana i prodotti light o “senza” grazie alla tua competenza ed esperienza?

I prodotti “light”, senza grassi o senza zucchero sono sempre stati destinati principalmente a chi voleva perdere peso, mentre negli ultimi anni abbiamo visto crescere le proposte del “senza” glutine e senza lattosio destinate soprattutto alle persone con una particolare intolleranza. 

Proviamo ad andare in ordine, cercando di fare chiarezza nella prima categoria: grazie alla ricerca e all’innovazione in tecnologia alimentare  oggi abbiamo anche prodotti light sensorialmente apprezzabili, ma restano dei rischi non sottovalutabili riguardo a questa categoria, che agevola una sorta di effetto “liberi tutti”: si è spesso portati a credere, infatti, che si possano consumare liberamente e magari in grande quantità, semplicemente perché “light”, o fare meno attenzione a cosa mangiamo nel resto della giornata, proprio perché intanto abbiamo mangiato “light”…

Questo significa ridurre il nostro livello di consapevolezza e far diventare una scelta d’acquisto, originariamente intesa alla riduzione di grassi e calorie, un lasciapassare che non aiuta a focalizzare l’obiettivo primario, invalidando di fatto lo scopo per il quale abbiamo acquistato quel determinato alimento.

È abbastanza chiaro, ma potresti farci un esempio?

Certo! hai presente lo scaffale dei biscotti nei negozi o nei supermercati? Negli ultimi anni è cresciuta a dismisura l’offerta di prodotti senza grassi e zuccheri, ci attirano molto con i “senza” sul packaging, ma se poi se andiamo a osservare l’etichetta e gli aspetti nutrizionali vediamo che non c’è una grande differenza: d’altronde nella ricettazione qualcosa devono metterci per avere delle formulazione gustose a livello sensoriale. Il risultato è che sono buoni come gli altri, ma alla fine ne mangiamo di più degli altri solo perché ormai ci siamo convinti che non necessitano le limitazioni che attuiamo sugli altri loro pari.

Quindi semplicemente, si dovrebbe imparare a mangiare la giusta quantità di biscotti, quali che siano, e non scegliere prodotti light per mangiarne di più, perché è ovviamente controproducente.

Purtroppo il cervello non ragiona per grammi di biscotti ma per numero di biscotti che si mangiano, quindi rimane orientato su un numero alto di biscotti e alla fine rischiamo di mangiare in quantità molti più zuccheri e grassi di quel che crediamo.

Prima hai detto che nella ricettazione di questi prodotti, per rendere il prodotto goloso e appetibile, oltre a “togliere” le aziende devono comunque aggiungere qualcosa…

Banalmente, se leggi le etichette e la composizione, ti accorgerai che spesso nel senza grassi c’è semplicemente un altro tipo di grasso oppure si aggiungono zucchero o zuccheri di cui non si parla in maniera altrettanto esplicita sul pack (e questo non infrange nessuna normativa, sia chiaro: non stiamo parlando di diciture obbligatorie ma volontarie) . È molto importante leggere le calorie sia sui 100 grammi di prodotto sia su singolo biscotto, e fare le giuste valutazioni.

Sai, io cerco d’insegnare e spiegare che cercare il magro in prodotti che non hanno quella vocazione non ha troppo senso: la colazione migliore, rimane un bicchiere di latte, una fetta di pane e un velo di marmellata, magari con un bel frutto fresco di stagione.

Ma la marmellata ha lo zucchero!

Certo che sì! La marmellata, anzi tutta la confettura ha lo zucchero e soprattutto se fatta in casa, dovrebbe averne la corretta quantità, mentre ultimamente sento e leggo di molti che la fanno in casa, togliendo totalmente la corretta quantità di zucchero, creando un rischio microbiologico considerevole. Le confetture senza zucchero sono prodotte con sistemi industriali che garantiscono la sicurezza alimentare, per esempio con dei trattamenti termici specifici. Quindi bene la produzione casalinga, che ti permette di usare la frutta fresca, ma o usiamo la qiusta quantità di zucchero o la consumiamo appena fatta, conservandola il meno possibile (e comunque in frigorifero).

 

Credo che sia importante educare fin da piccoli abituarsi a mangiare a rispettare ogni prodotto alimentare per la sua essenza: se un alimento è dolce o goloso e un po’ grasso, mi abituo a mangiarne poco e nelle giuste occasioni, invece di togliere per assurdo il dolce al dolce!

 

Grazie Antonella, adesso mi è chiaro. Cosa pensi invece dei prodotti “senza” che riguardano il glutine e il lattosio?

Purtroppo ultimamente, sia il glutine che il lattosio sono stati demonizzati e molte persone, senza i dovuti accertamenti diagnostici, decidono di eliminarli dal proprio regime alimentare. 

Eventuali problemi con il glutine, che si tratti di celiachia o di sensibilità non celiaca, vanno indagati con procedure mediche non immediate né semplici,  ma è fondamentale farlo, prima di privarsi di alimenti buoni e necessari in una corretta alimentazione. Per il lattosio invece è più facile: basta fare il  breath test,  che è un esame ospedaliero semplice, affidabile e non invasivo, per ottenere subito una diagnosi certa.

Inoltre dobbiamo sapere che il lattosio si scioglie in acqua e per esempio nel burro che ha il 12% di acqua circa, ne contiene quindi pochissimo e quindi è adatto alla maggior parte delle persone, comprese coloro che non tollerano il lattosio. Anche la persona intollerante potrebbe bere una tazza di latte lungo la giornata, ma a piccole dosi, considerando anche il lattosio nel resto degli alimenti consumati durante la giornata.

Il latte e i formaggi sono la categoria “regina” per contenuto di calcio, fondamentale per il nostro benessere, quindi non è in genere positivo privarsene, se non per necessità cliniche accertate. Se abbiamo delle difficoltà a digerire il latte, un’ottima idea è sostituirlo con lo yogurt, che ha in sé i fermenti che contengono gli enzimi che digeriscono il lattosio, facendo diventare lo yogurt un alimento perfetto anche per la maggior parte di chi è intollerante.  L’importante è non perdere per strada delle buone fonti di calcio, come i formaggi stagionati, che nel processo di stagionatura perdono il lattosio.

Grazie Antonella e buon lavoro!

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