Regioni d’Italia: chi vince su latte e formaggio?

Nutrizione

Alzi la mano chi beve latte tutti i giorni!

Nell’ultima rilevazione Istat, nel 2022, lo hanno fatto 47 italiani su 100, in linea con l’anno precedente.

Se guardiamo le risposte nelle varie regioni, il dato che balza all’occhio è che questa abitudine è sentita maggiormente nella parte centrale della penisola, e meno alle due estremità settentrionale e meridionale. 

Salgono infatti sul podio Umbria, Lazio e Puglia, tutte oltre il 50% di risposte positive, ben accompagnate da Toscana, Marche, Molise e Campania, con valori superiori alla media nazionale.

La regione meno abituata a bere latte sembra invece essere la Valle d’Aosta, con il 41% di “mani alzate”, seguita da Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna al Nord, dalla Basilicata e dalla Sardegna al Sud.

Se allarghiamo lo sguardo anche al formaggio, osserviamo subito che c’è spesso una corrispondenza tra frequenza di consumo elevata (o ridotta) di latte e ridotta (o elevata) di formaggio.

Un caso emblematico è proprio la Valle d’Aosta, fanalino di coda per il latte, che dichiara di mangiare formaggio ogni giorno in una percentuale oltre una volta e mezza superiore alla media italiana: ben il 32% dei valdostani lo consuma infatti quotidianamente, contro un 20% circa a livello nazionale. Analoga la situazione in Sardegna, mentre di segno opposto sono Lazio, Molise, Campania e Puglia, che si dichiarano molto meno abituate della media a mangiare formaggio almeno una volta al giorno – registra il valore inferiore la Campania, dove a farlo è circa una persona su dieci.

Interessante anche la distribuzione di consumi passando dai grandi ai piccoli centri abitati: se per il latte, infatti, non si intravede un vero andamento rispetto alla dimensione della città o del paese, il formaggio sembra confermare un’identità più legata alla campagna. Le percentuali di consumo quotidiano salgono infatti progressivamente dal 18,6% nei centri con oltre 50.000 abitanti fino al 27% dei paesi fino a 2.000 abitanti.

Ma rispetto alle linee guida, cosa dicono questi dati?

Le linee guida, ovvero le raccomandazioni ufficiali del Centro di ricerca alimenti e nutrizione del CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria), fanno in realtà un discorso più ampio, in quanto consigliano una data frequenza di consumo abbinata però a una data porzione assunta come standard.

Nel caso di persone adulte, ad esempio, l’indicazione è di bere latte o yogurt tutti i giorni, in quantità di 3 porzioni da 125 g in totale. Dai dati Istat non sappiamo quanto latte siano abituate a bere le persone intervistate; resta tuttavia importante, per chi non è abituato a un consumo regolare, sapere che le sue proprietà lo rendono non solo adatto, ma addirittura consigliabile ogni giorno. Resta naturalmente escluso dalla raccomandazione chi soffre di allergia alle proteine del latte, mentre per chi manifesta intolleranza al lattosio esistono oggi latti delattosati del tutto adeguati.

Per quanto riguarda il formaggio, sugli adulti la combinazione porzione / frequenza nelle linee guida è di 100 g di formaggio fresco – o 50 g se più stagionato3 volte a settimana. Una frequenza quotidiana può quindi rientrare complessivamente nelle raccomandazioni se comprende giorni in cui la presenza di formaggio è più limitata – una grattata sulla pasta, per intenderci – e un paio di occasioni in cui invece la porzione è intera, idealmente per un secondo, come una caprese o un’insalata greca, o per un piatto unico, come degli ottimi tonnarelli cacio e pepe.

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