Diego Fusta, classe 1992, nella quarta puntata dedicata ai protagonisti della Filiera del latte Inalpi, ci spiega il suo approccio al lavoro di allevatore e conferente. Insieme al fratello Enrico, di qualche anno più giovane, Diego rappresenta la terza generazione a guidare la Società agricola Fusta fratelli di Cussanio (Cuneo).

Quali sono le difficoltà riscontrate nella vostra attività?
Nella nostra azienda lavoriamo io, mio papà e mio fratello. Confrontandoci individuiamo tre principali difficoltà legate alla nostra attività.
Il primo problema è certamente legato alla possibilità di trovare manodopera. Il nostro lavoro dura 365 giorni all’anno e come è ovvio non è facile reperire personale che sia disponibile a fare i nostri orari. La domenica o altre festività è normale che si desideri riposare. E’ un problema sentito con il quale facciamo i conti in continuazione.
La seconda difficoltà è rappresentata dalle numerosissime regole imposte, per esempio a livello ambientale. Sono principi rispettabili ed eticamente condivisibili, ma risultano estremamente complessi, fino quasi impossibili da applicare.
Credo che forse bisognerebbe partire con regole più facilmente attuabili ed effettuare un controllo serio sulla loro reale applicazione. Invece avviene il contrario, si parte con regole che sono impossibili da rispettare, ma la cui applicazione non viene controllata in modo preciso. Questo conduce alcune aziende ad essere fortemente penalizzate ed altre, invece, ad approfittare della situazione, magari evitando anche dei costi. Fornire regole più applicabili ed effettuare un controllo puntuale potrebbe invece produrre più risultati.
Infine, la terza problematica che individuiamo è rappresentata dal cambiamento climatico. E’ sicuramente una difficoltà esistente che è necessario affrontare. L’alternarsi di periodi di siccità a periodi di piogge continue, crea forti problemi.
Come venite sostenuti a livello economico e con che facilità ricevete aiuti?
Abbiamo due strade per ottenere sostegno economico: i bandi e i finanziamenti, due cose diverse.
I finanziamenti sono quelli che ci eroga la banca, per i quali, come tutti, dobbiamo poter dare delle garanzie, anche personali. In questo caso il problema risiede nell’entità degli investimenti, mediamente sempre piuttosto consistenti, quindi possono richiedere anche un impegno personale piuttosto oneroso.
I bandi messi a disposizione del nostro settore sono, invece, secondo me, raccontati in un certo modo, per esempio dai giornali, ma quando si vanno ad analizzare nel dettaglio si scopre che le cose non sono facili come sembrano. Certamente rappresentano un aiuto, ma non sono un supporto a cui si può accedere in modo semplice, e così accade spesso che gli investimenti si facciano di tasca propria. Sarebbe bello che fossero più accessibili, ma invece hanno paletti stretti e sono davvero complessi da ottenere.
Per esempio, abbiamo fatto un investimento per la ventilazione estiva e la copertura invernale della stalla. Ci sembrava un progetto più che adatto in termini di benessere animale e lo abbiamo studiato come tale, ma una volta che abbiamo presentato la domanda per il bando, il progetto non è entrato tra quelli finanziabili.

Come pensate di essere percepiti da coloro che esercitano attività differenti?
A parere mio, ci sono due aspetti che non riescono a essere colti da chi non è all’interno di questo mondo.
Il primo riguarda la percezione che le persone hanno del nostro lavoro. Le persone tendono a vedere esclusivamente la parte più “scenografica”: la cascina, le stalle, le tante persone che lavorano all’interno di un’azienda agricola. E’ uno sguardo superficiale che non prende in considerazione le difficoltà di cui ho parlato prima. Nessuno, appunto, si immagina che sia così complicato trovare dipendenti e molti non percepiscono la continuità della nostra attività.
Così come – mi è capitato più volte – si tende a indicare il mondo dell’agricoltura come un settore molto supportato, molto di più di qualsiasi altro settore. Ma anche in questo caso si tratta di uno sguardo superficiale, magari influenzato da quello che si legge sui giornali: in realtà, non si conoscono le reali difficoltà e le tante limitazioni. Credo che più in generale, dell’agricoltura si abbia ormai poca conoscenza.









