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I volti della Filiera Inalpi: Walter Borretta

Filiera

Da questo mese, inauguriamo una serie di interviste dedicate ai volti dietro i prodotti Inalpi. Oggi vi presentiamo Walter Borretta, un pilastro della nostra filiera e titolare di un’azienda agricola che collabora con noi da anni. Walter ci offre uno sguardo autentico sulle sfide e le soddisfazioni del suo lavoro quotidiano nel settore lattiero-caseario.

Quali sono le maggiori difficoltà riscontrate nell’attività di allevatore?

Le maggiori difficoltà del nostro mestiere sono certamente rappresentate dal carico burocratico e dai relativi e numerosi cavilli che sono collegati alla burocrazia.  Per poter realizzare un’azione, che sia di carattere finanziario o di tipo strutturale, per apportare delle modifiche, dall’urbanistica ai permessi di costruzione, ci vogliono tempo, soldi e anni di vita.

Se nasci in questo contesto è facile abituarsi ai tempi e ritmi che il lavoro ti detta: sai che devi alzarti presto al mattino e finire tardi la sera, lo metti in conto, sai che ci sono tutta una serie di incombenze che conosci. Spesso però, a questo tipo di attività, devi aggiungere molto tempo per portare a termine tutti gli iter burocratici richiesti. Le nuove generazioni sono probabilmente più portate a questo tipo di amministrazione del tempo e delle risorse, rispetto ai nostri genitori, ma rimane comunque una gestione complessa. La macchina che si rompe, l’animale che non sta bene, sono imprevisti quasi calcolati, almeno preventivati.

Quello che crea difficoltà invece sono le ore che devi passare in coda o davanti a un computer per il completamento delle numerose pratiche a cui dobbiamo assolvere. In questo senso abbiamo sempre ricevuto un grande aiuto dal sindacato che, costantemente, ci ha dato e ci dà supporto.

Come venite sostenuti a livello economico? E con che facilità ricevete questo tipo di sostegno? 

Credo che nel nostro settore ci siano numerose opportunità. I finanziamenti ci sono ma, paradossalmente, forse sono anche troppi e strutturati in modo molto complesso. Il problema è che sono ideati in modo macchinoso dal punto di vista dell’accesso, che ne rende l’approccio piuttosto complicato: è difficile adattarsi alle pieghe di un bando che molto spesso è stato stilato a tavolino, senza essere realmente e concretamente calato nella nostra realtà. Dico sempre “non pretendiamo che i politici abbiano indossato gli stivali, ma sarebbe bello sapessero che cosa sono un paio di stivali”, questa mi sembrerebbe già una gran cosa.

Inoltre, con il passare del tempo, norme e criteri diventano sempre più stringenti. Riporto un esempio, 3 anni fa ho partecipato a un bando che ho ottenuto e che molti miei colleghi, di cascine vicine, non sono riusciti ad ottenere, anche se qui siamo tutti piuttosto assimilabili come tipologia di struttura e organizzazione.  

I finanziamenti ci sono e arrivano, e direi che sono anche una ragione di orgoglio, ma richiedono anche molto tempo e sono piuttosto complessi. Capita così che si scelga di rinunciare, ci si senta demoralizzati e si decida di lasciar perdere. 

Come pensate di venire percepiti da coloro che esercitano attività differenti dalla vostra?
Faccio parte del consiglio di Coldiretti e spesso mi è capitato, in questi ultimi anni, di sentir dire, dai colleghi che si occupano di altri comparti e che prima vedevano il nostro settore come più sfavorito e complesso, “voi state meglio”.

Il latte ha effettivamente avuto una crescita di prezzo nel recente passato che adesso si sta stabilizzando. Ma dal punto di vista finanziario il nostro comparto è avvantaggiato perché abbiamo un prodotto che consegniamo tutto l’anno e che ci permette di spalmare su 12 mesi la nostra fatturazione. Questo in altri comparti non avviene, la frutta per esempio è pagata una volta l’anno.

Se invece devo guardare all’opinione pubblica, a coloro che non fanno parte di questo mondo, allora qui le cose sono diverse: siamo indicati come inquinatori o aziende che maltrattano animali. Nel tempo si è cercato, e si continuerà a farlo, di dare una giusta informazione anche grazie alla filiera che ha permesso di far conoscere una fotografia reale delle nostre attività e della nostra professione. È necessario, per poter fare una descrizione reale e corretta del nostro mondo, che ci sia unione e organizzazione, come quella che abbiamo nella nostra filiera, che supporta il racconto di quello che facciamo realmente. 

Per me è fondamentale fare parte di questo sistema, tanto che quando ho dovuto pensare agli investimenti da fare nella mia azienda, ho guardato direttamente a quelle che erano le richieste del protocollo di filiera perché sapevo che questo era il mio futuro.

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