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A TU PER TU CON LA FILIERA: MARCO SARVIA

Filiera

Abbiamo incontrato Marco Sarvia per fare qualche domanda e parlare degli allevatori che lavorano ogni giorno nella filiera corta e certificata del latte. Marco rappresenta la seconda generazione nella sua famiglia che ha scelto la professione di allevatore nell’omonima azienda di Fossano.

Quali sono le maggiori difficoltà riscontrate nella vostra attività?

Il discorso è molto semplice, i livelli di carico burocratico a cui siamo arrivati, stanno diventando insostenibili. La nostra piccola impresa a conduzione familiare non può permettersi di assumere una segretaria che li gestisca al posto nostro, a causa dei costi elevati. Tuttavia, sarebbe di grande aiuto per gestire la documentazione e le pratiche necessarie.

Ogni tanto, parlando con mio fratello, gli dico che, quando riesco a lavorare – cioè a fare il mestiere di allevatore – mi rilasso. Il nostro lavoro lo conosciamo, sappiamo come svolgerlo, ma questa tipologia di incombenze richiede l’attenzione continuativa di una persona.

In realtà, potrebbe non essere utile avere qualcuno che si occupa di questi compiti, poiché ci sono molte responsabilità che richiedono le conoscenze specifiche di un allevatore. Ogni animale ha la propria storia e le proprie caratteristiche uniche. Trasmettere queste informazioni richiederebbe molto tempo, come quello necessario per completare tutti i compiti richiesti attualmente. La soluzione, quindi, si potrebbe trovare solo in una riduzione del carico burocratico che oggi sosteniamo.

Come venite sostenuti a livello economico e con che facilità ottenete sostegno?

Secondo me ci sono tantissimi bandi ma sono mal strutturati. Specialmente negli ultimi tempi si riesce ad accedere ad un bando per volta. L’accesso a un progetto ti preclude infatti la possibilità di candidarti ad altri e quindi la grande difficoltà sta nella scelta che bisogna fare a monte.

Ad esempio, se un’azienda ha un giovane che potrebbe chiedere le agevolazioni “giovani”, deve scegliere se partecipare solo a quel bando o rinunciare agli altri. È importante decidere in anticipo a cosa partecipare. Diciamo che il difetto non è tanto nella quantità delle possibilità, quanto nell’impostazione degli stessi.

Recentemente ho scelto di partecipare a alcuni progetti, rinunciando ad altri. Alla fine, sono stato accettato nei progetti a cui ho partecipato, ma purtroppo non sono più stati finanziati a causa della mancanza di fondi. Questo succede perché le aziende cercano solo i bandi più facili a cui partecipare, lasciando così senza candidati quelli più complessi. In questo modo, alcune iniziative non ricevono candidature e i fondi rimangono inutilizzati.

Come pensate di venire percepiti da coloro che esercitano attività differenti?

Ci sono persone che non sanno molto della vita di campagna e degli animali. Per questo, possono essere facilmente influenzate da chi critica gli allevamenti e li dipinge in modo totalmente negativo.

Poi ci sono le persone che hanno una conoscenza dell’agricoltura secondo una vecchia versione e anche in questo caso il loro approccio è abbastanza ostile. Molto spesso non si conosce l’agricoltura di oggi, che si basa sull’utilizzo di importanti tecnologie.

Generalmente, secondo me, la visione che le persone hanno dell’agricoltura è abbastanza sfavorevole perché è un comparto che conta poco a livello economico. Inoltre, la percezione è molto diversa rispetto a quella che avevo io quando ero un ragazzino.

I giovani non vivono più quell’idea di agricoltura che si aveva in passato, fatta di scelte e di sacrifici. Oggi, secondo me, si dà la priorità all’utilizzo di macchine, bei trattori, all’orario, mentre il contatto con l’animale è delegato agli operai.

Da sempre siamo appassionati di animali e della loro vita. Oggi, penso che queste cose siano molto più delegate, perdendo un po’ il focus principale del mestiere di allevatore. In questo senso l’industria ha ben compreso questo andamento e, negli ultimi anni, le nuove proposte di macchinari per incontrare la cresecnte domanda sta veramente proliferando. 

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